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Stefano Rosso,
Musi gialli e Berretti verdi. Narrazioni Usa sulla Guerra del Vietnam,
Bergamo, Edizioni Sestante, 2003.
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La narrativa americana sulla Guerra del Vietnam comprende quasi millecinquecento opere, in buona parte trash. Questo saggio ne disegna una mappa e ne evidenzia alcuni tratti distintivi: il culto dell'autenticità, il realismo della rappresentazione, la pervasività del turpiloquio e del black humor, la rimozione del nemico, la tendenza a spettacolarizzare l'esperienza di guerra o a viverla come un'ebbrezza sessuale. Gli scrittori della generazione del Vietnam e i loro personaggi, traumatizzati non solo dalla guerra nella giungla, ma anche da una società americana in radicale trasformazione, reagiscono costruendo comunità maschili misogine e omofobiche, per sostituire le famiglie di origine e la società con cui non sono più in grado di comunicare. Nella creazione di questa memoria alternativa essi si aggrappano, rivisitandoli, ai grandi miti della frontiera americana e agli eroi tanto celebrati dal cinema western hollywoodiano. Ma non tutta la letteratura del Vietnam rientra in questo quadro impietoso. Musi gialli e Berretti verdi concede anche ampio spazio a scrittori come Tim O'Brien, Michael Herr, Robert Olen Butler e Stephen King, che si sottraggono agli stereotipi e propongono uno stile narrativo complesso e immaginativo, interrogandosi su questioni etiche cruciali. |