Il Centro di Studi sui Linguaggi delle Identità, sorto nel 1988 nell'ambito degli studi letterari anglo-americani dell'Università di Bergamo, costituisce un osservatorio-laboratorio sulle rappresentazioni delle identità e sui fenomeni sociali che le innervano. La sua attività è cadenzata da momenti di scambio culturale (convegni, seminari, dibattiti, conferenze e lezioni) ma anche da ricerche sul campo dalle quali scaturiscono stimoli e problemi su cui condensare e strutturare progetti di ricerca e iniziative editoriali. Il libro che qui presentiamo è l'esito di quest'ultimo tipo di attività e ripercorrerne la genesi può servire a specificare meglio lo spirito progettuale di cui è espressione.
Alla sua origine si pone il Convegno Luoghi e identità: letterature e geografie a confronto, svoltosi all'Università di Bergamo il 18 e 19 ottobre 2002 e pensato come momento di confronto tra gli studi sulle identità prodotti in ambiti disciplinari distinti (letteratura e geografia), apparentemente lontani, ma che, proprio nella prospettiva interdisciplinare del Centro, si ipotizzavano forieri di possibili intrecci. L'incontro, che ha visto la presenza di geografi e letterati in un contesto di scambio dialettico, ricco e stimolante, non è stato seguito immediatamente dalla "pubblicazione degli atti", ma, viceversa, è stato assunto come occasione per far progredire l'interscambio e la mutuazione disciplinare.
Così, nell'arco di un biennio, un insieme di iniziative organizzate dal Centro, nella maggior parte dei casi in modo informale e rivolte soprattutto ai giovani ricercatori, hanno permesso di cimentarsi nell'obiettivo di creare uno spazio disciplinarmente liminare, una zona interfacciale dove, accettando il rischio di perdersi, in quanto le certezze si stemperano mentre i dubbi si alimentano e producono disorientamento di appartenenze e identità, si offrissero comunque possibilità inedite da cui far scaturire nuove analisi da offrire nel presente volume.
È accaduto dunque che si sono sviluppate nuove linee di ricerca mentre alcuni interventi presentati in occasione del Convegno, peraltro strategici per il processo di crescita che hanno innescato, si sono perduti nei meandri di programmazioni che hanno costretto alcuni relatori a rinunciare a presentarne la versione scritta in questo contesto. Tali contributi vanno tuttavia considerati nella funzione propulsiva che hanno svolto e, in questo senso, sono stati inglobati in questa pubblicazione. Pertanto il presente volume non ripropone pedissequamente i lavori svolti, ma, viceversa, mostra l'esito del percorso di tutti coloro che, a vario titolo, vi hanno partecipato e hanno contribuito alla sua realizzazione.
Se ora ci rivolgiamo a considerare quale sia l'esito scientifico che un tale modo di procedere ha prodotto, appare imprescindibile, anche in questo caso, mettere in rilievo le fasi della sua costruzione. Va precisato che il Convegno era nato in un'ottica sperimentale, il cui unico assunto si esauriva nel fatto che la cultura dell'identità riconosce il soggetto in un luogo dato. Si trattava, assumendo tale prospettiva, di vedere come questo specifico luogo venisse pensato, descritto, esperito attraverso una pluralità di forme di rappresentazione.
Ben presto, infatti, si fecero evidenti gli ostacoli di un confronto disciplinare su un tema così difficilmente padroneggiabile come quello dell'identità. La sua frammentazione semantica, le sue derive sintattiche, insomma la sua poliedricità potevano vanificare qualunque possibilità di comunicazione tra discipline che, viceversa, tentavano di costruire un terreno di confronto attraverso la definizione di un linguaggio univoco. In breve, era evidente tutta la precarietà di un concetto la cui complessità sta, in ultima istanza, nell'innovazione che può generare, piuttosto che nel suo uso di categoria à la mode. Si è proceduto quindi a cercare le sue valenze semiotiche, sforzandoci di precisarne la configurazione in modo da poterle applicare all'intero contesto analitico. Quella di discorso identitario, formalizzata come categoria concettuale qualche anno fa nel campo delle scienze geografiche da Angelo Turco, è apparsa la più consona al nostro scopo e si è dimostrata capace di intersecare le categorie dell'analisi letteraria. Essa infatti, rinviando al carattere semiotico del territorio e recuperandone la coerenza simbolica, aiuta a metterne in luce il processo soggiacente, che ha costruito il luogo mediante un discorso in grado di riprenderne i significati sociali e i valori in esso incorporati. Infatti, se l?identità è difficilmente configurabile, il discorso identitario si lascia cogliere come pragmatica di soggetti che agiscono in luoghi dati: conferiscono valori al territorio e, circolarmente, dal territorio traggono le risorse materiali e simboliche necessarie alla loro vita e alla loro riproduzione. Insomma, superando l'idea di un'identità ancorata al passato e, viceversa, assumendo il cambiamento come pratica costitutiva dell'identità, quest'ultima appare leggibile nella "costruzione discorsiva" del territorio, su cui essa stessa si fonda. L'identità diventa allora un'impresa narrativa, in cui un soggetto rappresenta la propria storia, la propria relazione con gli altri, il proprio progetto di vita ancorato al luogo da cui ricava risorse e valori per il suo auto-riconoscimento. Il racconto, tuttavia, non è dato una volta per tutte, ma si presenta in una combinatoria di pratiche sociali che nel tempo produce la possibilità di riscrivere continuamente il proprio statuto identitario, facendone un testo costantemente aperto che tuttavia trova la sua coerenza fondativa nella relazione intima del soggetto al luogo.
A ciò ha fatto seguito la consapevolezza del fatto che tale impresa narrativa diventa - sia che assuma le forme di rappresentazioni letterarie, geografiche o di altro tipo - effettiva espressione di una narrazione identitaria, nel momento in cui non solo ci dice qualcosa sullo stato di fatto di una società, ma anche sulle regole che la sottendono e la fanno funzionare. Le rappresentazioni prese in esame sono state analizzate, quindi, non come semplici descrizioni di condizioni staticamente assunte, ma come rimandi alle dinamiche che tali condizioni sottendono e nel cui seno proprio il testo interposto per trasmetterle interviene, attivando meccanismi autoreferenziali e, così, producendo racconti inediti anche allo stesso soggetto narrante. Vale a dire che, in questo scenario, riflettere sulle rappresentazioni e sui processi comunicativi attraverso cui prende forma la consapevolezza identitaria, ha significato entrare nelle dinamiche interconnesse tra società-luogo-identità-testo, le quali danno consistenza a una circolarità coglibile esclusivamente nella sua natura simbiotica.
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