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4 febbraio - "Etsi Deus non daretur - Per la laicità dell'Università" - dibattito pubblico
Le recenti vicende collegate all'invito del papa all'apertura dell'anno accademico presso la Sapienza di Roma sono note, ma è utile riassumerle.
Lo scorso autunno, il magnifico rettore della Sapienza, prof. Renato Guarini, ha rivolto di propria iniziativa l'invito al pontefice Joseph Ratzinger a pronunciare un discorso durante la cerimonia inaugurale dei lavori di quell'università. Il 14 novembre 2007 - ma la notizia ha raggiunto gli onori delle cronache soltanto a dicembre - 67 professori della stessa Sapienza, celebri esponenti del mondo accademico e della comunità scientifica, hanno sottoscritto una lettera con la quale hanno espresso il loro dissenso per questa iniziativa, giudicandola "inopportuna".
L'apertura dell'anno accademico è infatti un rito nel quale l'università celebra se stessa, come luogo di promozione della cultura e della libera ricerca scientifica, e certo pare inadeguato, che in ciò abbia un qualsiasi ruolo un esponente del pensiero religioso, che spesso ha assunto posizioni apertamente antiscientifiche.
Nel caso concreto, poi, i docenti firmatari la lettera di dissenso trovavano altre ragioni di perplessità legate alla personalità invitata, a questo titolo, a partecipare. Nella loro lettera, i colleghi si riferivano infatti a una dichiarazione che lo stesso Ratzinger ebbe a pronunciare qualche anno fa, con la quale dichiarò - citando Paul Feyerabend - che il processo a Galileo Galilei, quel processo divenuto un simbolo dell'oscurantismo ecclesiastico nei confronti della scienza, "fu ragionevole e giusto". Il rettore non ha inteso prendere in considerazione le ragioni dei firmatari e ha annunciato che tutto si sarebbe svolto come previsto: il papa avrebbe partecipato alla cerimonia, il cui programma non avrebbe subito alcuna modifica. Alla fine, come è noto, le cose sono andate in maniera diversa. Attorno ai docenti firmatari si è creato un vasto consenso nel mondo accademico e presso gli studenti dell´ateneo romano, che hanno annunciato una manifestazione di protesta in concomitanza con la visita del pontefice negli stessi locali dell'università. A quel punto, a testimonianza del grado di dissenso che la gerarchia ecclesiastica è disposta a tollerare, il Vaticano ha comunicato la propria decisione di declinare l´invito, rendendo pubblico nel contempo il testo di un discorso che, a quanto dichiarato, sarebbe stato pronunciato dal papa se avesse partecipato all´evento.
Alcune settimane dopo, il 16 gennaio 2008, la commissione cultura del Senato si riunisce per decidere della proposta di nominare il prof. Luciano Maiani alla presidenza del CNR. Il prof. Maiani è infatti fisico di vaglia, riconosciuto tra i migliori scienziati viventi dalla comunità scientifica internazionale. La commissione cultura, a maggioranza, decide di non dar luogo alla nomina, richiedendo un'audizione del ministro Mussi, in quanto intende conoscere le ragioni in base alle quali è stata presentata questa candidatura. Dal resoconto stenografico di seduta, disponibile sul sito internet del Senato, si legge che i senatori, specie quelli di opposizione, hanno espresso il proprio parere contrario in quanto Maiani è tra i firmatari della lettera di dissenso inviata al rettore romano e, in quanto tale, è ritenuto persona "di parte", o comunque non in grado di rappresentare tutte le "opinioni". La inaudita gravità di ciò è, se possibile, aumentata dal fatto che tutto questo non si legge tra le righe ma viene detto in maniera esplicita: Maiani sarà senz'altro un grande fisico, ma dato che ha firmato quella lettera - che è divenuta subito nell'opinione volgare "la lettera contro il papa" - non è idoneo a guidare la più importante istituzione scientifica italiana.
Non si apprezzi la sincerità, perché questo è oscurantismo. Si tratta, infatti, della pretesa di rivendicare il pieno diritto di relegare la scienza e la ricerca in un ruolo secondario rispetto alle istanze politiche e religiose, quando non di assegnarle il grado di vassallaggio.
L'università, il mondo della ricerca e della cultura non possono accettare supinamente questa definizione, perché essa è la negazione della loro stessa ragione d'essere.
Questo incontro, organizzato da un gruppo di docenti di tutte le facoltà dell'università di Bergamo, è il nostro modo per ribattere a quanti auspicherebbero questo vassallaggio.
Le due relazioni principali sono assegnate ai proff. Telmo Pievani (Filosofia della scienza, università di Milano - Bicocca), Pietro Adamo (Storia moderna, università di Torino) e James Organisti (Teologia fondamentale, istituto superiore di scienze religiose, Bergamo).
Seguiranno la discussione, gli interventi e le obiezioni di quanti vorranno prendere la parola per argomentare le proprie ragioni.