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Studio dei parametri murari e analisi delle costruzioni
Le mura romane: sono individuabili nei tratti di via
Vagine, sotto il convento del Carmine, e di via degli Anditi (cinque
arcate a ovest dell’attuale funicolare); presentano caratteri
analoghi, pur avendo subito trasformazioni. Sono composte da spine
di muro di varia sporgenza e altezza coperte con volta a botte;
alcune arcate nel fondo si concludono a semicerchio con copertura
a quarto di sfera.
L’esame di alcune delle strutture fa dubitare dell'efficacia
difensiva; è però ipotizzabile una cerchia che,
prescindendo da improbabili significati emblematici, non rispondesse
a rigide regole difensive: la struttura adottata, anche se militarmente
debole, era idonea per rettificare un perimetro in presenza di
avvallamenti e staticamente corretta per resistere alle spinte
del retrostante riempimento.
Le porte urbiche medievali erano state costruite
per il controllo del traffico, l'esazione dei dazi e la vigilanza
urbana, grazie al corpo di guardia al pianterreno; superiormente
si trovavano i meccanismi di manovra delle saracinesche e dei
levatoi. Le porte dovevano rappresentare motivo di sicurezza e
orgoglio per il cittadino, di ammirazione e rispetto per lo straniero.
Le mura veneziane: la fortezza di Bergamo fu
progettata seguendo un modello difensivo che prevedeva l’uso
dei cannoni. Frutto di progressi progettuali, scientifici e tecnici,
si basava su tre elementi fondamentali: il bastione, la cortina
e il cavaliere.
Il bastione è una costruzione scarpata dalla pianta a punta
di freccia, in muratura nella parte inferiore e in terra nella
parte superiore in modo da assorbire meglio i colpi dell'artiglieria,
che colpendo superfici dure deflagravano più facilmente;
l'angolazione del vertice poteva variare a seconda del numero
di bastioni di cui veniva dotata la fortezza.
La cortina deriva dalla muraglia medioevale utilizzata per la
difesa piombante, ma è più bassa, priva di merlatura
e di maggior spessore; anche qui le parti alte sono realizzate
in terra. Collegava i vari bastioni e in alcuni casi vi si apriva
la porta urbica.
Il cavaliere era una postazione rialzata, arretrata rispetto a
bastioni e cortine, realizzato in rilevato di terra.
Questi elementi del fronte bastionato, dotati di pezzi di artiglieria,
agivano secondo precisi schemi in fase difensiva. Nel caso di
Bergamo l’utilizzo degli elementi di base si adatta alle
peculiarità del luogo: lungo il perimetro della cinta si
articolano 16 opere in avanzamento rispetto alle cortine, con
conformazioni sempre diverse e definibili come bastioni (o baluardi),
piattaforme, tenaglie.
Polveriere: erano costituite da una base all’incirca
cubica con un unico locale voltato a padiglione, dove venivano
conservate le polveri da sparo, e con copertura piramidale in
pietra.
Porta S. Alessandro: fu uno di primi elementi
cui si pose mano nella costruzione delle mura venete. La sua difesa
veniva assicurata da due postazioni di cannoni nel baluardo di
S. Gottardo, oltre che dalla cannoniera nel fianco ritirato del
baluardo di S. Alessandro. Una volta cessato l'uso militare, la
porta continuò a svolgere funzioni di casello daziario
fino a tutto l'Ottocento. La sua fisionomia attuale risale ad
una serie di lavori eseguiti tra il 1915 ed il 1919, che comportarono
l'apertura del fornice di sinistra (quello di destra era già
stato reso praticabile nel 1825 per consentire il transito notturno)
e l'eliminazione delle botteghe edificate all'interno.
Porta S. Lorenzo: fu la prima porta ad essere
costruita. La sua posizione venne presto ritenuta troppo debole
e nel 1605 venne chiusa. Su insistenza dei cittadini, in particolare
degli abitanti dei villaggi limitrofi, l'accesso venne ripristinato
nel 1627, con la costruzione di una nuova porta al di sopra di
quella originaria.
Si tratta di una porta ad un fornice con ambiente superiore servito
da scala esterna e copertura del tetto a capanna. Il fronte esterno
è caratterizzato da un fornice centrale fra due paraste,
trabeazioni con tagli per le catene del levatoio, alto coronamento
a timpano fra due volute che serrano un riquadro centrale.
Porta S. Agostino: inizialmente in legno, fu
riedificata in pietra nel 1574. Costituì la porta di maggiore
transito e il Comune le dedicò sempre particolari attenzioni.
Essendo interna al perimetro delle Muraine non ebbe funzioni di
dazio, ma il posto di guardia vi rimase più a lungo che
nelle altre porte. Al 1826 risale l'affidamento dell'incarico
al pittore Vincenzo Bonomini di affrescare lo stemma imperiale
sul frontone. Lo porta fu poi sottoposta ad una serie di restauri:
vennero aperti i due fornici laterali (1829) e vennero consolidati
con fasciature in ferro i pinnacoli in arenaria (1841); poco prima
del 1960 fu collocato sul frontone il leone di S. Marco. La porta
presenta una pianta quadrangolare, con locale centrale sostenuto
da quattro pilastri e coperto con volta a crociera, ingresso a
tre fornici, un tetto a padiglione con ampio sottotetto. La facciata
è ripartita in tre fasce verticali, con frontone centrale
e terminazione a pinnacoli agli estremi; sopra l'ingresso principale
e la pusterla sono visibili i tagli nelle murature per le catene
dei ponti levatoi. La fontana di sfondo venne costruita nel 1575
per volontà di Marcantonio Memmo.
Porta S. Giacomo: venne innalzata nella seconda
metà degli anni sessanta del 1500. In origine la porta
avrebbe dovuto sorgere più ad est, ma ciò avrebbe
richiesto la costruzione di una rampa più lunga e troppo
costosa. Il ponte in muratura venne realizzato nel 1780 dal podestà
Alvise Contarini. I locali del corpo di guardia, non appena sgomberati
dai militari del presidio veneto, vennero occupati dai cittadini.
Ai primi del 1800 la porta fu ridotta di profondità per
fare spazio alla piazzetta davanti al palazzo Medolago-Albani.
Nel 1939 fu soggetta ad un restauro radicale, che eliminò
alcuni vani e aprì i due fornici laterali. La facciata
è caratterizzata da semicolonne toscane e da modanature,
ed è sovrastata da due pinnacoli.
Cannoniera di S. Michele: il baluardo di S. Michele
era dotato di batterie di cannoni in cannoniere a cielo aperto
e in casematte all'interno del sotterraneo. Un'ampia galleria
di accesso immette in una grande sala d'armi, al centro della
quale un poderoso pilastro regge le grandi volte in pietra che
caratterizzano l'ambiente.
Cannoniera di S. Giovanni: è ricavata
all'interno dell'orecchione del baluardo di S. Giovanni; la parte
interna si presenta ancora in buono stato di conservazione. Attraverso
un corridoio si giunge nel salone a pianta rettangolare con pilastro
centrale che regge la volta a crociera. L'intera struttura muraria
visibile è in arenaria grigia a corsi regolari, in blocchi
ben squadrati che si raccordano con la galleria che porta verso
l'esterno ed anche con la strada in salita che conduceva alla
piazza del baluardo ora ostruito da terriccio.
Cannoniera della Fara: nella cortina fra i baluardi
di S. Lorenzo e della Fara sono visibili le aperture di due cannoniere
affiancate. La bocca di quella di sinistra è ora ostruita
da terriccio, mentre per quella di destra, che risulta ostruita
solo in parte, è possibile raggiungere il salone destinato
alla comune area di manovra, con volta a botte e ben conservato.
Presumibilmente le due cannoniere comunicavano verso l'esterno
grazie ad una porta di sortita al piano di campagna, che però
è quasi totalmente occlusa da una parete. Dalla zona di
manovra interna una strada in leggera pendenza permetteva il rapido
collegamento con l'interno della fortificazione. Osservando il
baluardo dall'esterno si può ancora localizzare la sortita
che per un certo tratto è agibile. |
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